Accettura e i “Suoni dell’Albero”: intervista con Nicola Scaldaferri e Steven Feld (TESTO + AUDIO)

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L’intervista al Museo dei Riti Arborei di Accettura

Il noto etnomusicologo statunitense Steven Feld, a dodici anni dalla prima volta, sabato scorso si è rivisto ad Accettura, assieme al collega italiano Nicola Scaldaferri (che del paese del Maggio è invece un habitué). I due, infatti, sono autori del preziosissimo  volume (libro + 2 cd) “I suoni dell’albero. Il Maggio di San Giuliano ad Accettura” (Nota Book), che testimonia, tramite testi, foto e registrazioni sonore, la fondamentale ricerca che hanno condotto sul celeberrimo rito arboreo del paese lucano. Nel corso di un incontro organizzato da Anspi, Comune e Pro Loco di Accettura, tenutosi il 4 novembre scorso presso Il Museo dei Culti Arborei, i due studiosi hanno incontrato cittadini e appassionati, alla presenza –fra gli altri- del parroco di Accettura, don Giuseppe Filardi, custode di un ricco archivio sonoro e autore di alcune delle registrazioni presenti nei cd allegati al libro.

Il lavoro di Feld e Scaldaferri s’incarna in un’innovativa forma di indagine demo-antropologica, svolta attraverso l’ascolto degli strumenti tradizionali, della “bassa musica” e della composizione del “soundscape” (“paesaggio sonoro”) alimentato da canti, rumori e parlato. Nel volume non manca, ovviamente, un ricco apparato fotografico, ad opera di Stefano Vaja e Lorenzo Ferrarini.

A margine dell’incontro, abbiamo avuto modo di intervistare i due autori, i già citati Nicola Scaldaferri (originario di San Costantino Albanese, professore associato di Etnomusicologia all’Università di Milano, autore di numerose pubblicazioni, fra le quali la cruciale “Nel paese dei cupa-cupa” edita da SquiLibri) e Steven Feld (etnomusicologo, antropologo, linguista e filmaker americano).

Col primo, in particolare, abbiamo avuto anche modo di rilanciare una tematica già toccata in diverse altre interviste pubblicate in questa sede: l’eventualità di organizzare, in Basilicata, un evento paragonabile a quello de “La Notte della Taranta” salentina. La risposta del prof. Scaldaferri, è stata tutt’altro che “di circostanza”.

Abbiamo fatto questo lavoro –ha spiegato Scaldaferri riferendosi al libro- facendo tesoro anche dell’esperienza dello stesso Steven Feld, che sul piano internazionale è un po’ il massimo rappresentante dal punto di vista teorico, proprio del  modo di mettere al centro l’esperienza dell’ascolto. Il lavoro che abbiamo voluto fare era quello di “ascoltare” la festa, non tanto “osservandola” (ovviamente questo c’è anche stato e comprende del materiale fotografico importante), usando quindi l’orecchio quasi come paradigma conoscitivo. Siamo partiti da questa prospettiva: usare non tanto “il punto di vista”, quanto “il punto di ascolto”, che permette di avere un’esperienza diversa della festa, un punto di vista “immersivo”, ascoltando questa massa di suoni, scoprendo anche delle cose che solitamente uno non nota.

04607a37-a94f-447c-bb49-53689846600bPer esempio, una delle caratteristiche dei suoni del Maggio di Accettura è la “bassa musica”.

Questo è interessante: c’è infatti la differenza tra “alta musica” e “bassa musica”. Quando si parla di “alta musica” o musica tout-court, noi intendiamo la banda, mentre la bassa musica è rappresentata da queste piccole formazioni che hanno soprattutto la funzione di “sonorizzare” la festa. Una delle cose importanti del Maggio è che non c’è mai silenzio. E’ un flusso continuo di suoni in cui la bassa musica ha proprio la funzione di riempire sempre lo spazio acustico.

Quindi il racconto del Maggio che emerge da queste registrazioni è anche quello di persone che in maniera estemporanea si trovano a suonare, ma ci sono anche i rumori come nel precedente lavoro sui campanacci a Tricarico e San Mauro Forte (“Santi, animali e suoni” – 2005 ndr).

Esattamente, hai toccato il punto giusto. Anche il lavoro sui campanacci prevede proprio la presenza della Sound Scape Composition, questa composizione fatta proprio da Steven Feld che parte dalla percezione dell’ascolto di tutta la festa e non solamente degli elementi musicali. E’ tutto il continuum sonoro, che poi è ricostruito all’interno di una vera composizione sonora, tanto è vero che la prima esperienza che lui ha fatto qui in Basilicata è stata sui campanacci, per poi l’anno dopo venire qui ad Accettura.

Una sorta di ascolto non filtrato. Da noi si dice che l’Etnomusicologia  sia nata in Basilicata con le ricerche di Carpitella, De Martino e. Alan Lomax (più precisamente nella cosiddetta “Grande Lucania” – ndr). Qual è la percezione in America?

coversuonialberoSTEVEN FELD: Per molti anni negli Stati Uniti non c’era questa percezione perché lo stesso Lomax era conosciuto, ma non relativamente a questa parte. Negli ultimi tempi, le cose sono più note anche se indubbiamente qui abbiamo una percezione più forte di questo fenomeno.

In Italia, il “periodo d’oro” della ricerca sul campo è stato quello del Folk Revival  e -a parte i personaggi già citati- tutti gli anni ’60 e ’70. Oggi quale senso può ancora avere, andare in giro e cercare di registrare in loco i vecchi canti della tradizione orale?

Il senso c’è, perché questo modo di fare ricerca si occupa anche molto di contemporaneità. Il lavoro sul campo non va alla ricerca di vecchie cose, ma documenta delle pratiche che sono ancora in atto, cose che vengono ancora fatte nella pratica musicale. Per esempio, quando abbiamo fatto questo lavoro su Accettura  (come quando Steve si è occupato dei campanacci), guardavamo l’Accettura di oggi, e non quella degli anni ’50. Ci occupiamo della contemporaneità, ed è ovvio che quelle cose che stai menzionando oggi le pensiamo in una prospettiva storica, ma all’epoca erano il mondo contemporaneo.

Tempo fa facemmo un intervista ad Ambrogio Sparagna (noto musicista e ricercatore della tradizione popolare – ndr), e parlavamo dell’idea e dell’eventualità di fare un grande Festival in Basilicata. La domanda è sempre quella: perché in Salento ci riescono e qui non siamo capaci? Lei come lo vedrebbe in Basilicata un evento simile, ma anche diverso rispetto alla “Notte della Taranta”?

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Don Peppino Filardi, parroco di Accettura (autore di alcune registrazioni presenti in uno dei cd allegati al libro), mostra un manifesto con “Zizilone”, mitico scalatore dell’albero del Maggio accetturese

 

Ci sono diversi problemi a riguardo. Un fenomeno come quello della Notte della Taranta, nasce da tante contingenze che prescindono in parte dalla qualità musicale e talvolta riguardano anche situazioni logistiche. Arrivare oggi in Basilicata non è facile, non ci sono proprio infrastrutture, e bisogna considerare anche queste cose. Mettere in piedi eventi di quel genere non vuol dire semplicemente avere tradizioni musicali qualitativamente accattivanti, ma offrire anche tutta una serie di infrastrutture che consentono la realizzazione di eventi di quella portata. Oggi io non vedo in Basilicata un posto che potrebbe accogliere decine di migliaia di persone, ma anche per una questione prettamente logistica: come le fai arrivare, come gestisci gli spazi. Quindi secondo me è un discorso generale e più ampio che bisogna fare, non solo basandosi sugli aspetti musicali, ma su tutta una realtà di tipo infrastrutturale. Che ci piaccia o no, Festival vuol dire anche marketing. Vuol dire tante altre cose. 

di Walter De Stradis

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